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Recensioni

Rosso Terra, personale, aprile 2015, Sant’Agata Li Battiati

Aggirandoti  tra le tele di questa rinnovata stagione pittorica che, prepotentemente,  mentre esige  urgente espressione di forma,  irrompe ed  ispira  la mano sapiente di Rosa  Distefano, odi subito come voci d’arcano che, con forza magmatica ed inquietante  fragore, sembrano investirti  con la stessa impetuosa irruenza di quel  vulcano che l’autrice sceglie proprio come  soggetto privilegiato dei suoi ultimi dipinti.

Mentre cerchi di rintracciare l’occulta  provenienza degli echi dell’animo che rapiscono in attonita contemplazione, cogli quei suoni indeterminati nelle vaste  distese di colore e  nelle sinestesie di forme che pian piano  prendono corpo, scandite dai tanti mai nitidi  particolari e  restituiscono il fascino pulsante di mistiche atmosfere che  evocano  quella  vaga idea  di eterno a  cui fa da contraltare, però, uno spazio  assai riconoscibile che riporta alla terra di Sicilia e al suo maestoso simbolo: l’Etna .

Tali immagini avvolgono, si  impongono e sollecitano plurime  letture. Carpiti da questi scenari voluttuosi, facilmente ci si lascia inebriare da tanta arte ed irrinunciabile appare così  indagarne  i meandri intrisi di innegabile polisemia.

Le opere di certo colpiscono subito per il contrasto tra la  corposità delle forme, che si vogliono  ricreare grazie al ricercato  impiego   di tecniche materiche -utili  all’autrice per rendere lo spessore di una pittura che intende consapevolmente  giocare con  i volumi-   e la fuggevolezza  delle stesse forme che, di contro, quasi sempre, appaiono evanescenti, nonostante il tratto netto del contorno sia garantito da astratte geometrie riempite dal  drastico accostamento di colori forti e terrosi, ma comunque   diversi. Colori che, alternando  il  rosso terra al grigio, al nero, al  viola inquietate, al gelido bianco, al verde intenso o ancora  al   profondo blu notte,  si mostrano a loro volta sfumati, ma limitatamente a quelle  sezioni di immagini definibili, come  il cielo plumbeo, le volute del  fumo dell’Etna, una  falda di vulcano innevato o la  chioma di alberi allineati.  L’esito pertanto è  un  effetto di straordinaria umana  tensione tra la  necessità di afferrare coi sensi coinvolti  quanto invece inevitabilmente sfugge e l’impossibilità  di farlo,  in un crescendo di intangibilità e immaterialità, coerenti queste con l’idea stessa  di infinito e di  inafferrabile segreto che,  con maestria di pennellate decise, la pittrice intende suggerire  all’ occhio dello spettatore attento  ma ancora in cerca  di riferimenti precisi e  finiti.

In verità con “” Rosa Distefano sembra abbandonare, quasi interamente,  i temi, i soggetti,  gli stilemi compositivi, la  maniera pittorica in generale   che  caratterizzava  le precedenti sue produzioni, a vantaggio di un modulo espressivo rinnovato e  calibrato su una mutata spiritualità, più matura di certo e forte di un’ esperienza tecnica notevole   che le permette, ora,  di rispondere  alle esigenze e al gusto di una modernità  assai più complessa.

Per questo Rosa, attraverso un itinerario d’arte filosoficamente strutturato e tecnicamente studiato, ricerca una composizione adeguata che  necessita di più ampie volute espressive e diviene trilogia di pitture, capaci di narrare la forza di una natura dirompente e imprevedibile che, nella vastità degli spazi impressi  e nelle sghembe   prospettive, è leopardianamente intesa come  matrigna e madre insieme, attaccamento ancestrale e terra d’ origine, aggregazione di elementi  e orizzonte di libertà.

Lo schema filosofico è sostenuto di certo dalla potenza del colore la cui forza diviene emotiva  e spirituale al contempo, quando linee rette si intersecano a linee  curve in un’esplosione  di forze contrastanti  e in un vortice di bagliore e di sgomento che, mentre distrugge, crea.

Così è possibile intravedere sagome di fumo che disegnano volti umani o  criniere di cavalli in corsa,  volteggi di antichi damaschi o solo  allegorie di sogni che, simultaneamente,  implodono  ed esplodono alla ricerca, quasi irrazionale, di una condizione che, attraverso il caos,  uccide e forse si  libera dal condizionamento, percorrendo sentieri di cambiamento, senza perdere però la tipica e peculiare eleganza  o rinnegare quelle solide  radici di  ibrida sicilianità impressa, ancora una volta con squisita arte,  dall’autrice nei suoi dipinti e  rievocata  da quei soggetti unici, ma fortemente  emblematici, presenti nei quadri: l’Etna, la ceramica di Caltagirone, i tessuti di damasco di  matrice araba, divengono insomma un crogiuolo di caratterizzanti elementi che, insieme alla costante presenza dei calici splendenti, del suo prezioso corallo, dei lunghi filari   di alberi possenti, riconducono dal  caos al cosmos, unica garanzia di equilibrio, di protezione ed   armonia.

  Daniela Mancuso

“Vestigia di Sicilia” personale, dicembre 2012,Sant’Agata Li Battiati

L’artista non “guarda”semplicemente la realtà che lo circonda, ma la “vede”, rivivendola dentro di sé e trasformandola creativamente in altro. Sarebbe a dire che l’Artista “vede” le forme, i colori, i particolari, gli insiemi paesaggistici, in  forma poetica, estraniata,originale e personale, dandole unicità artistico-creativa.

Per Rosa Distefano, è possibile dire che il suo cammino artistico si è sviluppato  con processi sperimentali che ne hanno affinato le tecniche accompagnandola a risultati più che ottimali che si sposano alle sue naturali doti artistiche nella padronanza della forma e del colore. In questa occasione, più che i giuochi di piani, più che le astrazioni in chiave metaforica, adatti a creare atmosfere, l’artista presenta studi su nature morte, acquerelli gustosi per sapienza compositiva e scelta cromatica. Il tutto adoperando, in una sorta di tecnica mista la foglia d’oro che riesce ad infondere un tocco di luccicante magia e che fa sfondo al realismo espressivo degli oggetti raffigurati. Ma riesce valido anche l’inserimento, nel contesto figurativo, di simulazioni di ceramica propria dell’artigianato locale, piastrelle, medaglioni, vasellame, terrecotte, che in felice accostamento a frutta e fiori, creano, con sapienti tocchi di colore, “sapori d’estate” caldi e suadenti o viceversa su toni freddi, richiamano le brume d’autunno, la nostalgia di primavera.

Come gli haiku, brevissimi versi della poesia giapponese, gli acquerelli di Rosa Distefano, palpitanti e gustosi come un frutto maturo, con pochi elementi compositivi, una melagrana, una piastrella, un ciuffo di foglie di fiori, di contro ad un azzurro intenso di mare o all’illusione del bagliore d’orato, o di un fondale, creano lo scenario di un mondo incantato dove si racconta la fiaba della vita.

                                                                                                                Milly Bracciante

“ Natura e pensiero” giugno 1999

 

Rosa  Distefano, in armonia con il suo mondo, ritrae cose note, per comunicare ancora una vertigine, per indicare uno spazio della vita che, dipinto da migliaia di anni, è nuovo ogni volta, perché il sentimento lo trasfigura. Rosa con i suoi riflessi  annebbiati di luce, ci ricorda come  dall’invisibile nucleo emozionale del tema, possa sorgere il miracolo del guardare.

E’ innanzitutto una colorista che sa piegare il colore stesso alle esigenze del tono, nella fluviale felicità creativa, quando l’ambiente le suggerisce un più intimo colloquio, ben radicata nella cultura aulica della sua amata terra, di sottomettere la linea, il tocco e il segno a tutte le infinite variazioni di tono,di luce e di spessore. Modernissima, ma è intemporale, decisa ma con uno  stile personalissimo come si evidenzia, pur attraverso atmosfere opalescenti, interpretazioni come sognate e si astrae dal presente, per accompagnarci nei regni della memoria, dove tutto è ancora vivo, ridente di azzurri oltremare, di vibrazioni composite d’antica origine, alla varietà dei colori nella struttura d’insieme, sempre sostenuti nelle tonalità, cantando le “arie”, le nuvole e raggomitolate atmosfere marine, pregne ancora di umidori casoritiani, di bianchi grigi casolari, degni del toscano Fattori (C’era una volta la Sicilia, olio).

E’ certo il clima culturale di costume, mercantile, di lei la critica del suo essere discreta, autentica nel suo modo di stare al di fuori delle turbolenze della contemporaneità, con occhi ben aperti e un lucidissimo controllo della propria gioia del vivere pittorico, e in singolari precognizioni della serialità del segno e del gesto.  Vediamo come la pittura della Distefano, sia una camera delle meraviglie, una forza dello  scandagliare i domini tersi, nelle profondità dell’amore, fino alla polpa luminosa dell’anima, passo dopo passo ha fatto della natura e del paesaggio, i protagonisti della sua pittura, in una poetica dello spazio.

                                                                                              Alfredo Pasolino      

“Finestra sul Mediterraneo”, personale, luglio 1993,Taormina

Il mare di Mazzarò, le suggestioni della piccola baia,la luce forte e calda che s’insinua dalle finestre aperte sull’azzurro, i sapori mediterranei e i colori forti d’una cascata di bougainvillèe.Una mostra qui riesce perfino a turbarti. Come quella di Rosa Distefano, artista che nasce a Bronte e opera a Sant’Agata Li Battiati. Una mostra che rispecchia pienamente il titolo: “Finestra sul Mediterraneo”  Una scoperta:di pulizia delle tele, di tecnica raffinata, di scelte piene di poesia, di tenerezza di colori. Questa  prima personale attesta che la Distefano non è approdata a caso ad un risultato, ma lo ha voluto e lo ha raggiunto con studio intenso, ossessivo, senza  tuttavia aver mai pensato di voler raggiungere la celebrità. Così tra i quadri esposti, si aggira quasi timida e incredula di una produzione che è sua, riconoscibile da una stile personalissimo. Rosa Distefano attinge a quel che rimane di una Sicilia che si fa ancora cogliere intatta proprio a  Bronte: un arco, una pietra un balcone; o suggerisce gli oggetti per la natura morta: una maschera triste tra foglie secche. Eppure è prepotente il bisogno di passare dalla morte alla vita, desiderio o sogno per un’artista che si è abituata a veder trionfare il sole dentro i solari paesaggi del Mediterraneo.

                                                                 

                                                                                                                G. Di Bernardo

…come quando, tra amici, si racconta il momento più sereno vissuto…

                                                                                                                 Renzino Barbera   

                                                                                            

…La storia dell’arte annovera pochissime donne che si sono dedicate alla pittura o alla scultura, anche se oggi il firmamento della grafica ne è strapieno.

Ne ricordo una in particolare: Berthe Morisot, allieva e modella di Manet,e non a caso.

Trovo nei dipinti della Distefano affinità di tocco e di tavolozza,chiara e luminosa, nei paesaggi, nei fiori e nella poesia degli interni…

                                                                                                                 D’Inessa


Pubblicazioni

La Sicilia-  Giornale di Sicilia-  Print Flash – Gazzettino –  Arte Mondadori –   IL corriere della Marsica –  ABC I cento pittori di via Margutta –   Prospettive – Sotto il Vulcano – Ville e casali –

24° Fiera Intern. Expo Arte Bari –  La collezione permanente dell’ARS – Art Factory 03/05 –  Officine delle arti (Trimestrale di Arte)

 

Materiale bioiconografico è depositato a Roma  presso gli archivi storici della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e della Quadriennale d’Arte